Pin It

bandiera albanese e bambino.jpg Girovagando nella mia posta elettronica mi sono imbattuta in un mia letteragruppo albanese.jpg indirizzata ai miei colleghi medici, lettera che raccoglieva i pensieri del momento.
Era il mese di agosto di ormai tre anni fa, ero andata in Albania per una missione umanitaria, cooperazione internazionale, non usufruendo di congedi straordinari,  ma con le mie ferie, dieci giorni, era la mia prima volta che andavo in quello Stato e pensavo fosse anche l’ultima lì, ma non avevo fatto i conti con l’imprevedibilità della vita...
Da allora sono ritornata più volte e continuerò a tornarci. Mi considero e sono considerata "di casa".

Ecco cosa pensavo e scrivevo quella notte insonne di tanto tempo fa:

aeroporto tirana filo spinato130.jpg"E' la notte tra venerdi e sabato 6 agosto. Mi sveglio di colpo, guardo l'ora. Le tre e mezza. Tutti dormono. Il silenzio è palpabile. Mi alzo e scrivo queste righe, molestata da pensieri pesanti per quello che ho visto.
Da tre giorni sono in Albania a pochi km da Tirana, a "Casa Betania". Istituzione italiana di cui dovremmo andare orgogliosi. Ho visitato un gran numero di bambini interni all'Istituto, accolti per l'estrema povertà in cui sopravvivevano sulle montagne e per sottrarli e proteggerli da vendette trasversali di faide familiari e perchè in alcuni luoghi vige ancora la legge del Kanun, un antichissimo "codice d'onore" tramandato oralmente da oltre cinquecento anni e  adottato da clan che, "per uno sgarbo", si strerminano a vicenda fino all'ultimo erede compresi dunque i bambini.
Ho visitato anche bambini dei Villaggi vicini, in una sorta di ambulatorio approntato qui a Betania. Ho come interprete una ragazzina del luogo che parla, come molti, l'italiano. Riesce difficile pensare che questo paese cosi vicino all'Italia, sull'altra sponda del mare, sia cosi drammaticamente lontano nei contenuti.

donna albanese.jpgNoi in Italia viviamo in un mondo "civile". Qui, in Albania, alle porte dei Balcani, si è catapultati come ci fosse la macchina del tempo, in una realtà difficile e antica. Noi abbiamo scelto, nei lontani anni della nostra adolescenza, di fare i medici, di accogliere la sofferenza degli altri e cercare in qualche modo di capirla, di risolverla, di contenerla.
In Italia, oggi, oserei dire siamo quasi inutili.
Troppi, perseguitati dall'incubo degli ECM, i famosi punti dche dobbiamo collezionare ogni anno per la formazione continua, un'invenzione per fare businnes alle società scientifiche; perseguitati dalle denunce da parte di utenti in preda alla "sindrome americana", in preda alla denuncia facile, utenti che spesso non si rendono conto del sacrificio che noi viviamo e  comprano l'azione medica come un pacchetto "soddisfatti o rimborsati".

Io credo che come medici dovremmo prestare la nostra opera e la nostra conoscenza dove veramente è necessaria. E qui è necessaria. Qui c'è urgenza di aria nuova.

Credo che sarebbe importante conoscere e collaborare con i colleghi albanesi, sicuramente valenti professionisti che però si trovano imbrigliati in un territorio che manca di tutto. Da quel poco che ho potuto intravedere e dalle storie tragiche familiari dei bambini che ho visitato, penso che sia assolutamente indispensabile che dedichiamo un poco del nostro tempo e delle nostre energie per aiutare questo popolo che è allo sbando.
Sono ormai le quattro di notte.

Smetto di scrivere questi appunti per cercare di riposare un poco, tra alcune ore mi attenderà una lunga giornata di lavoro intervallata dai pranzi di Nonna Gianna che con i prodotti dell'orto di Casa  Betania riesce a fare miracoli.

Ciao a tutti e buon Ferragosto. Ernesta Adele

Albania - Casa Betania a Bubq nei pressi di  Tirana     06 agosto 2005 "