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dicembre_vista_durazzo_px200dicembre_verso_durazzoEcco, sono arrivata in Albania in una fredda e nuvolosa mattina di dicembre alle porte di Natale. La nave procede lenta sulle acque di piombo dell’Adriatico. Durazzo si stende davanti ai miei occhi, sotto la pioggia. Sono partita  ieri notte da Bari, splendida città e porta d’Oriente.
 

All’imbarco un sevizio di smistaggio di persone e cose di prim’ordine. La nave è splendida, della compagnia Tirrenia, personale di bordo numeroso, cordiale solerte. I passeggeri sono tanti, siamo sotto le feste. Molte famigliole con bambini chiassosi e allegri. Molti uomini con tratti da mercanti, stesi a dormire nei saloni , sotto i ponti, nei corridoi. Le cabine di prima e seconda classe tutte occupate con fanciullini che giocano e si rincorrono tra i dedali dei passaggi. La pancia della nave zeppa di automobili e camion. Ad attendermi al controllo passaporti la mia Suorina Thailandese Tiptara con Ermiri, un medico albanese. Recuperata la mia valigia saliamo nella jeep e ci avviamo verso la missione cattolica in terra musulmana verso nord di Tirana diretti ad Arameras, Kruje. Alla missione "Ambulanca Maria Domenika" fondatrice dell’Ordine "Ministre degli Infermi di San Camillo"  trovo le altre due Suore, la Superiora Suor Graziana italiana, abruzzese e Suor Supaphorn, thailandese anch’ella come Suor Tiptara.

le tre suore di arameras_200pxQueste tre suore fanno miracoli. Curano i malati, accolgono i poveri. Hanno creato un asilo infantile e una scuola di cucito. E per chi? Per quasi tutte persone di religione musulmana, senza badare a dogmi. E i musulmani vengono in questa casa del Signore con umiltà ed educazione, sono persone ricche di dignità e molto povere materialmente. Qui in Albania manca di tutto. E’ un popolo “giovane”. Sono ancora vicini gli anni dell’oppressione e della dittatura. Ancora negli occhi e nel corpo i segni della repressione. In Albania si dovrebbero attivare seriamente i rappresentanti del Governo a far si che si costruiscano reti fognarie, di energia elettrica, di metano, idriche, stradali e cosa ancora essenziale la raccolta dei rifiuti i quali vengono buttati ai bordi delle strade, nei canali di scarico e nei fiumi. Inutile curare i bambini di parassitosi intestinali, tanto per fare un esempio, quando appena terminata la terapia si riammalano perché vivono in mezzo alla terra. Non hanno riscaldamenti e le bombole del gas scoppiano a decine al giorno provocando ustioni gravissime su tutto il corpo e nel loro ambulatorio le mie suorine curano le ferite con grande perizia e compassione.

La missione è rappresentata da un grande capannone con una parte dedicato alle Suore, le loro camere, un soggiorno cucina che accoglie tutti, una camera dove alloggerò io e una parte pubblica dove si arriva attraversando una semplice porticina, al di là della quale c’è l’ambulatorio medico e dentistico, l’infermeria e un grande stanzone come crocevia e sala d’attesa. Tutti sotto lo stesso tetto… 

Ci sono delle ragazze albanesi che aiutano le tre suore. Fanno le infermiere. Poi ci sono i  medici e odontoiatri albanesi e medici volontari italiani, io sono una tra questi. Faccio la pediatra. Comincio subito, appena giunta alla missione. Una madre di poco più di quarant’anni con la sua figlia di quindici anni. Una ragazza carina con occhi vivi e intelligenti, timida. Non può camminare come tutte le ragazze della sua età,  emiplegica. Un danno probabilmente subito alla nascita come moltissimi altri bambini che ho visto in questi oltre quattro anni che ormai vengo, più volte all’anno, in questa terra di fronte la nostra Italia. Finito il lavoro in ambulatorio intorno all’una, breve preghiera e frugale pranzo. Alle quattordici incontro con le suore responsabili di gruppi Caritas, sempre presso l’ambulatorio di Arameras. Ordine del giorno preparazione prossime giornate di formazione sanitaria.
La giornata si conclude con la messa celebrata Padre Mariano Passerini, italiano del Friuli   dell’Università di Tirana "Nostra Signora del Buon Consiglio".
Poi preghierina di ringraziamento e cena preparata sempre dalle Sorelle e un poco di televisione con i Tg italiani. Dopo conversazione tra noi e a nanna. Domani si ricomincia. Io andrò a Tirana all’Università per un convegno sulla fisioterapia, nel pomeriggio ambulatorio alla missione per i bambini dei villaggi vicini.


preghiera_px180E' l'alba credo. Vengo svegliata dal ticchettio della pioggia sulla finestra della mia camera di legno. Odo in sottofondo le preghiere delle suore nella Cappellina attigua. Ogni tanto intervallate da canti sommessi e da una tosse insistente da parte di una delle suore che con questo freddo e pioggia porta calzettoni e sandali, niente scarpe o stivali, ha i piedi gonfi già dalla mattina ma non si cura di se stessa, è indaffarata tutto il giorno a far quadrare il bilancio per mettere insieme i soldi per pagare la luce, che spesso va via, il mangiare, le medicine per i poveri dei sobborghi vicini e mandare avanti l’asilo. E’ la superiora, Suor Graziana. Suor Graziana, saggia, osservatrice, laboriosa con le due consorelle Tiptara, vulcanica e dominante, taxi driver insuperabile sulle strade sterrate albanesi  e Supaphorn, silenenziosa, raccolta, dolcissima. Due occhi che parlano.

Le offerte per questo ambulatorio sono tanto gradite, vanno avanti con quelle. Sia in soldi, anche molto pochi che in vestiti usati ma dignitosi, roba da mangiare.

Guardo l’ora. Sono le sei. Poltrisco a letto ancora un po’, nel calduccio di lenzuola felpate morbide e profumate con la stufetta accanto. Mi alzo, sono quasi le sette. Non sento più né preghiere nè canti ma solo la tosse stizzosa di suor Graziana. Vado di là, le intravedo assorte e in profonda meditazione. Io prosaicamente vado a preparare il caffè per tutte da sorseggiare insieme quando loro avranno finito di meditare. Spero presto.