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san-pedro-de-casta 204-panorama250pxOggi ho fatto un viaggio che i turisti non faranno mai. Sono stata in cima al mondo insieme ad un sacerdote che doveva celebrare una messa commemorativa di un defunto. Era il primo anniversario della morte di un uomo di quarant'anni avvenuta per un incidente in campagna. L'uomo mentre raccoglieva degli avogado  è caduto battendo la testa. E' morto per questo. Siamo andati in cima alle Ande, a 3180 metri d'altezza. Un paese chiamato San Pedro de Casta. E' stato fondato intorno al 1571 dalla reale ordinanza del Vicerè  Francisco Toledo. Sialiamo per una stretta strada sterrata che in tornanti si inerpica sulle montagne. Nessun parapetto. I burroni alla nostra destra a salire. Alla sinistra a scendere. Quasi due ore di viaggio per 36 chilometri. Una strada in verticale. Incrociamo una sola macchina all'andata. Qualcuna di più al ritorno. Un panorama sublime. Montagne su montagne intorno. Silenziose. Maestose. Paurose. Andavamo dove si posano le aquile. In vetta al mondo.

peru-san-pedro-de-casta 226-200condutture-acqua-ande-200pxSui pendii delle montagne si snodano dei giganteschi tubi di condutture di acqua che alimentano le centrali idroelettriche posizionate lungo il percorso. Dalla vetta a valle portano migliaia di litri d'acqua al secondo. Sovrastano i tornanti e ci passi sotto con il fuoristrada. Da vicino vedi dei giganteschi tubi argentati che ti mettono soggezione.

san-pedro-de-casta 221-cartellopx200peru-san-pedro-de-casta 229-centrale-idro-elettr2Le centrali idroelettriche sono zone protette e non si può assolutamente valicarne i confini. Guardie a vedetta con l'ordine di sparare sui trasgressori. In epoca di terrorismo ci sono stati attentati alle centrali. Qui l'acqua abbonda. Scende dalla vetta delle montagne. E' fresca e buona. A diverse altezze, fino a valle ci sono tante centrali disseminate. Come tantissime sono le condotte. Tanti sono i piccoli fiumi con acque che scorrono velocemente e tumultuosamente.

La strada che percorriamo, o meglio la pista battuta, ogni tanto si dirama in altre piste. Senza cartelli. Vengo a sapere che, prendendo questa o quella pista, si trovano più avanti dei villaggi. Nessuno straniero mai lo penserebbe. Nessuna indicazione. Solo gli abitanti di questi posti conoscono le ubicazioni. Come se non volessero essere trovati. Si sono arroccati lassù centinaia di anni fa per evitare le guerre. I conflitti. Sfuggire alle dominazioni.

Saliamo e saliamo. Fa caldo. Chiedo di accendere l'aria condizionata del fuoristrada e il giovane sacerdote che è alla guida mi risponde che siamo in una missione. La vettura non possiede l'aria condizionata. Apriamo i finestrini e ingoiamo polvere. Ma sono contenta. Incantata. Il paesaggio è maestoso. Silente. Una sensazione di spiritualità aleggia nell'aria.

san-pedro-de-casta 045-px-250foglie-di-coca-200pxArriviamo a San Pedro de Casta, la nostra meta. 3180 metri di altezza. L'altitudine si fa sentire. Chi non è abituato a vivere a queste altezze può avere qualche malessere. Si chiama soroche, mal di montagna, e qui lo combattono masticando foglie di coca o bevendo mate de coca. Un infuso di foglie di coca.  Sulle Ande i contadini   masticano le foglie durante il lavoro dei campi per non sentire la stanchezza e la fame. Gli sciamani andini venerano le divinità e offrono alla terra foglie di coca che considerano le mediatrici tra il mondo umano e quello divino.

Io avverto palpitazioni, fiato corto, un poco di affanno. Ma non più di tanto. Non mi preoccupo. Sono troppo coinvolta dall'atmosfera, da quel mondo arcaico posto sopra le nuvole.

A queste altezze, sopra i duemila metri, vivono prevalentemente vecchi e bambini.  I giovani, quelli che lavorano ancora, mi hanno detto, vivono a valle.

peru-san-pedro-de-casta-panoramasan-pedro-de-casta 099-gruppo-px200San Pedro De Casta appare ai miei occhi come un mondo rarefatto. C'è una piazza. Un ambulatorio medico. I bagni pubblici. Due ristorantini. Dei microscopici store. L'edificio comunale con al piano di sotto un grandissimo ambiente, un immenso salone che è adibito per una mostra fotografica permanente. Immagini del Perù, delle Ande. La mostra è chiusa ma una vecchina mi precede e mi ci conduce aprendola per me. Un regalo straordinario.

Nessuno mi fa domande. Nessuno è curioso di sapere chi sono. Né chiedono al Sacerdote che conoscono da tanti anni. Ho già notato la grande discrezione che contraddistingue questo popolo. Sono persone attente, con sguardi miti ma penetranti. Gentili. Silenziose.

san-pedro-de-casta 082-px200peru-san-pedro-de-casta 078-200-cane-2Ci sono cani ovunque. Sono rispettati ed accettati con naturalezza. Li ho trovati in chiesa. Tranquillamente sonnecchiosi tra i banchi. A nessuno è saltato in testa di cacciarli. Questa è vera civiltà. Sta per iniziare la funzione religiosa. Suonano le campane. Insieme alla banda del paese. Inizia la funzione religiosa. Arrivano a frotte donne e uomini. Tutti con cappello. Qui gli adulti non vanno a capo scoperto.

 san-pedro-de-casta 087-px200cimitero-px200Davanti l'altare di fronte ai fedeli, un altarino basso. Sopra un piccolo stendardo nero raffigurante un teschio bianco dipinto con due tibie alla base. Due candele accese per lato. La foto del defunto in un quadro. E' una messa funebre. Alla fine della celebrazione, si va al cimitero, che sovrasta il paese, per la benedizione davanti alla lapide di Aureliano. Cosi si chiamava il giovane defunto. In silenzio. Non si odono rumori, nè pianti. Una raccolta commozione.

 san-pedro-de-casta 138-lapidepx200Alcune donne vanno ad aggiustare fiori davanti alle lapidi dei loro cari. Una compostezza straordinaria che fa parte del loro modo di essere. Si avverte una profonda manifestazione religiosa specialmente verso il Cristo crocefisso, il Signore dei Miracoli. Il cimitero è a poche centinaia di metri dal paese. Lo sovrasta da una collina. Gli andini non hanno abbandonato i loro antichi siti. I loro paesi. Non sono scesi in massa sulla costa, ma sono rimasti ancorati alle loro radici. Penso alla Calabria.  Ai tanti splendidi borghi collinari e monatani lasciati per nuovi lidi...

 san-pedro-de-casta 144-pentolepx200san-pedro-de-casta 146-pentole-2px200Terminata la funzione funebre, il sacerdote, io e un giovane aspirante frate, siamo invitati a pranzo a casa dei familiari del defunto. E' una antica usanza che viene ancora rispettata. La casa dove entriamo è molto povera. Poverissima. Ci arriviamo passando in una stradina dove si vedono al lato, enormi pentoloni pieni di qualcosa sul fuoco. Accanto ai pentoloni delle padelline che sfruttano lo stesso fuoco che quasi scompaiono. Come pulcini sotto le ali della chioccia. Ci passiamo accanto ed entriamo in casa.

 san-pedro-de-casta 159-pranzoriservsan-pedro-de-casta 167-pranzo-popolazioneCi accoglie una stanza spoglia, col pavimento di cemento. Una tenda di plastica la divide in due. Davanti una finestra che guarda le montagne. Nella parte risernata a noi c'è un piccolo tavolo apparecchiato per tre, e una piccola mensola addossata alla parete con due candele bianche e la fotografia del defunto che viene riportata dalla chiesa e messa in mezzo alle due candele. Noi ci sediamo attorno alla tavola apparecchiata solo per noi.  Vengono servite le pietanze solo dalla padrona di casa, la sorella maggiore di Aureliano, che non era sposato e viveva con la famiglia della sorella. Una signora anziana piccolina e cerimoniosa. Squisite pietanze tipiche andine.  I piatti e i bicchieri sono di latta. In una brocca di plastica trasparente c'è un liquido giallino, infuso d'orzo e altro, che è la bevanda d'ordinanza. Io la assaggio. Ha un sapore dolciastro.

Le pietanze sono a base di carne, patate e altri piccoli tuberi bitorzoluti che non conosco, e riso. Che qui sulla tavola non manca mai. C'è uno stufato di carne con un sugo speziato liquido di pomodoro. Eccezionale. C'è anche una zuppa di spaghetti in un brodo profumato e dolciastro. Spaghetti morbidi come un budino. Pezzetti di carne galleggianti. Ma questa zuppa io, con tutta la mia buona volontà, non sono riuscita a mandarla giù.

 san-pedro-de-casta 168-pranzo1px200peru-san-pedro-de-casta 173-passa-piattiAbbiamo finito di mangiare e usciamo. E' ora di scendere a valle, di ritornare a casa. Ai nostri 1.100 metri di altezza. Che a me sembrano all'altezza del mare! Fuori troviamo una sorpresa: la gente che aveva partecipato alla messa, ed era tanta, seduta sulle pietre a mangiare quello che avevamo mangiato noi serviti a tavola. Erano seduti dietro la nostra porta. Lungo la via. E da dentro noi non sentivamo una parola giungere dal viottolo dove stavano seduti. C'era un passaggio di piatti di mano in mano. Dai pentoloni ai commensali. La sorpresa è grande perchè non mi aspetto di vedere tanta gente raccolta e silenziosa. Noi stavamo a pochi metri da loro, a mangiare in casa e da questa casa non si avvertiva nessuna baraonda, nessuna presenza di quella folla fuori l'uscio dove noi consumavamo lo stesso pasto. Gente discreta, che parla sottovoce e poco. Una comunità straordinaria. Semplice e pulita. Antica. Io credo che se riuscissimo a coniugare la nostra modernità, il nostro progresso con questi aspetti arcaici del nostro profondo essere, forse saremmo meno alienati. Meno stressati. Ritornare alle origini della vita. Con i presidi del mondo attuale.

Questo che ho visto è un mondo che per me era sparito. Un mondo che ritorna e mi riporta prepotentemente alle radici della vita. Che mi insegna tanto. La semplicità, la condivisione. L'affetto. La pulizia. Non ho mai sentito cattivi odori. Né tra le cose né dalle persone. Nonostante la grandissima povertà. Io non dico che bisogna rinunciare al progresso cui siamo abituati noi gringos, come ci chiamano i peruviani. I gringos sono gli americani degli states e gli europei. Ma penso che forse dovremmo rallentare la corsa a cui ci sottoponiamo ogni giorno per raggiungere poi solo lo stress . Cercare di vedere veramente  le persone che sono intorno a noi. Spesso ci viviamo accanto, a casa, al lavoro, ma in realtà non li vediamo affatto.

 san-pedro-de-casta 110-popolo-andinoAmmiro il coraggio di queste persone che riescono a non farsi incantare dal suono delle sirene. Non hanno internet. Comunicano tra loro. Si conoscono. Non vanno a cercare lontano quel mondo che hanno dentro e che condividono. Persone che sono riuscite a restare in  alto. Nel posto dove si posano le aquile. E che salgono sulla collina ad onorare i loro morti. Il passato è il nostro futuro. Su di esso  si costruiscono le fondamenta per quello che saremo. I vecchi vanno onorati ed ascoltati. Hanno tanta saggezza ed amore da dare. Me ne accorgo ancora di più qui in questo mondo antico. Dove non è facile fare evadere la nostra mente con giochi nuovi. Il progresso è fondamentale per migliorare la qualità della vita ma senza le radici non si può restare ancorati alla realtà.

2 - continua