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Centro vocational San Josè. Diario. Domenica 2 ottobre 2011 le ore cinque de la tarde

hermano hectorFa un caldo che manca il respiro, questa sera. Sempre. Qui al Barrio las Pampitas. Il cielo è grigio e gonfio di umidità. Le alte palme con i loro ciuffi piegati dal vento. Qui c’è quasi sempre il vento che solleva una polvere fine che ti entra in ogni poro della pelle. L’aria condizionata è un qualcosa che non ricordi. Come la televisione. Non senti mai lo squillo del telefono o di un cellulare. Non li vedi nemmeno questi attrezzi. Di colpo sei proiettato indietro nel tempo di almeno cinquantanni.

 dsc7838 copiaDa due giorni sto al Centro vocazionale e di accoglienza de dia di San Josè. Arrivata da Roma. Un altro mondo. Faccio la pediatra. Ho chiesto di venire in missione in Bolivia. Due anni fa di questi tempi sono stata in Perù, sulle Ande. Nella Comunità di Santa Eulalia. Sempre con la Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione di Padre Luigi Maria Monti.

La vita alla Missione scorre lenta ma intensa. L’opera dei Frati è Santa. Necessaria. Straordinaria. Il superiore, Hermano Hector è un Padre buono e gentile. Come gli altri suoi Confratelli. Loro, instancabili in questo desolato, assolato e polveroso angolo di mondo, rappresentano per gli abitanti del posto un’ancora di salvezza. Un porto sicuro. In questi pochissimi giorni qui ho potuto vedere con quanto amore i bambini vengano accolti, accuditi, alimentati, curati, istruiti. Bambini e giovani che altrimenti sarebbero persi in questi disperati sobborghi. Ieri era sabato. Il centro in serata si è riempito di ragazzi. Alcuni lavoravano al computer per preparare materiale per la catechesi. Altri invece erano riuniti in una grande sala a vedere un film in DVD proiettato da Hermano Savino. Questi ragazzi, tolti dalla strada dai Fratelli della Comunità di San Josè, hanno trovato in questo luogo un presente e un futuro migliori.

Ernesta adele Marando