Pin It

Barrio las Pampitas Norte. Centro vocational San Josè, 7 ottobre 2011 le ore sei della sera

image090Se guardo il cielo lo vedo di colore grigio-perla grondante d’acqua sospesa in vapore. Intorno è polvere che si alza e si posa ovunque. Il soffio del vento è incessante da questa notte. Ritorno d’un colpo a quando bambina vivevo in un paesello del Sud Italia, arroccato su una collina con in lontananza il mare. Ma qui il mare non c’è. La Bolivia è circondata dalla terra. Oggi sento la nostalgia della mia casa, dei miei affetti. Del mio mondo.

Mi sento isolata in un mondo amico ma distante. Vorrei uscire, andare un poco in giro ma non mi sento di farlo. Sarà probabilmente il caldo che mi opprime e mi toglie la volontà. Mi sento prigioniera nonostante le porte siano aperte. Non voglio cadere nella tentazione di contare i giorni che mi separano dall’Italia. Bisognerebbe imparare che casa nostra è dentro il nostro cuore. Ovunque dovrebbe essere casa nostra. Ma è così difficile staccarsi dalle cose che ti danno sicurezza.

E penso ai prigionieri. Anche se io prigioniera non sono. Penso a quelle persone che non hanno la possibilità di scegliere. A coloro che devono stare anni lontano da casa propria. Dai loro amori. Perché sono emigrati in cerca di fortuna. Di una vita migliore per sé e i propri cari. O perché si trovano in carcere. Terribile. Queste persone possono correre il rischio di non farcela. Di vedere sbriciolarsi la propria identità. Ma spesso, sempre oserei dire, noi non ce ne curiamo. Incontriamo ogni giorno stranieri e non pensiamo mai a cosa hanno lasciato alle loro spalle. La loro Patria. Ci sono tanti innocenti in carcere ma non facciamo mai battaglie per la ricerca della Verità. Buttati in cella come cani rabbiosi. E anche i colpevoli. Queste persone hanno bisogno di essere trattate da essere umani. Con un regime carcerario che si possa definire civile e non segregazione. Avere commesso dei crimini non ci autorizza a rinchiuderli e a togliere loro la dignità e i diritti di vivere e non a mala pena di sopravvivere. Il regime di carcere duro, il 41bis, è la negazione della vita. Bisogna aiutare i condannati, non annientarli. Il carcere dovrebbe essere riabilitazione non isolamento. Si diventa pazzi. E questo che vogliamo?

 dsc8435-rid-800 copiaIo stasera vago per la Missione con questi pensieri in testa. Nei lunghi e alti e austeri corridoi e saloni di mattoni rossi. Attraverso le grandi vetrate vedo piegarsi gli alberi. I bambini giocano nel cortile incuranti del vento e del caldo. Nel forno, nella linda cucina, ci sono due grandi torte che stanno cuocendo perché oggi è il compleanno di un bimbo del Centro. Beata fanciullezza…

Un saluto affettuoso dall’altra parte del mondo. Siamo in primavera e tra poco qui sarà estate. Non oso immaginare il caldo che farà allora...

Se cliccate sulle immagini queste si ingrandiranno permettendo una visualizzazione migliore